LA FINE DELLA FIERA

[audio:http://www.formi4.it/Spot.mp3|titles=La fine della Fiera Spot|artists=Giuppy Izzo]

La fine della fiera” racconta quattro storie. Quattro personaggi senza nome, tre uomini e una donna, parlano direttamente al pubblico, si confessano e, lentamente, affiora il tema che li unisce. Quattro monologhi che si incrociano, quattro storie che costruiscono, racconto dopo racconto, i diversi percorsi che portano a un’unica, comune destinazione. Uno scrittore che ha smesso di scrivere, una giovane archivista, un uomo capace solo di amare e uno capace solo di odiare. Le loro storie sono disperate, a volte ciniche, violente, malate, ma anche lievi, romantiche, persino comiche. I loro pensieri si affollano, si confondono per diventare netti e precisi un momento più tardi. Questi personaggi si raccontano mettendosi a nudo, senza aver paura di essere assolti o condannati per quello che un giorno hanno deciso di fare.

Uno scrittore che ha smesso di scrivere.
Non c’è stata una ragione specifica che l’ha fatto smettere di scrivere. Non aveva più niente da scrivere, tutto qui. E “Se non hai niente da scrivere, non devi scrivere!” Senza amore, senza ispirazione, senza soldi, cerca di riciclarsi in mille lavori. Vende giornali, fa il gelato, pulisce giardini, assaggia biscotti, flette tubi, brucia pezzi di legno, salda pezzi di ferro. Licenziato! Licenziato! Licenziato! Ma va avanti. Riparte sempre. Reagisce. Almeno ci prova. Accumula insuccessi. La sua disperazione aumenta. Come la sua depressione. Un personaggio dolce, involontariamente comico, sorprendente….fino all’ultimo, fatale rifiuto.

Una giovane archivista video per una televisione privata.
I video da catalogare e minutare le arrivano direttamente a casa. Comodo. Certo, lavora tanto e quindi non esce mai. Ma la sua “variopinta” solitudine è animata da decine di personaggi che la vanno a trovare. Sono il frutto del suo disturbo: Personalità multipla. Una suora invasata, un sedicenne sotto acido, una ex pornostar , un professore svogliato. Fino all’incontro con se stessa. Da uno di quei video emerge qualcosa. Qualcosa che lei ha fatto 16 anni prima. Qualcosa con la quale chiudere i conti.

Un uomo capace solo di amare.
E che non crede nell’amore! La sua è la storia di tanti: si innamora di una donna, lui la invita a casa sua, lei lascia lo spazzolino, poi lei lascia un cambio in un cassetto, poi…lui si ritrova la casa completamente riarredata da lei, tulipani adesivi sulle pareti, pot-pourri dappertutto. Tutto profumato, tutto in ordine, tutto al suo posto. Senza che lui se ne accorga , lei ha preso il controllo della sua vita. “E’ veramente una “rompipalle”!” Poi all’improvviso…lei si ammala e tutto cambia! E lui si ritrova a fare quello che non avrebbe mai fatto. Si ritrova a fare quello che avrebbe fatto lei.

Un uomo capace solo di odiare.
E’ ricco. Sicuro. Saccente. Spavaldo. Il suo lavoro consiste nel fare del male alle persone. Ne’ più ne’ meno. E’ risoluto. I suoi capi lo mandano a “regolare” qualche imprenditore, qualche appaltatore che ha “sbagliato” e lui si presenta col conto da pagare. Salatissimo. Non è un killer. Non è violento. Ma gli effetti del suo lavoro sono, se possibile, peggiori! Tutto procede bene e i rimorsi per le sue azioni spariscono sotto una montagna di benefit aziendali. Fino a quando un giorno, per caso, scopre che un imprenditore da lui “regolato” in realtà non ha sbagliato affatto. E se non fosse l’unico? A quanti altri ha rovinato la vita? La coscienza si sveglia. E la soluzione possibile è soltanto una!

Raccontare una storia. Anzi quattro. E nel modo più semplice possibile.